Chi siamo?

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the secret sensation by mark kostabi 
Mark Kostabi – The secret sensation

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Siamo scrittori a tutto campo, non temiamo di affrontare qualsiasi argomento. Dal labirinto della vita traiamo le nostre storie, arricchendole con i nostri pensieri, i nostri sentimenti e le nostre fantasie.

Siate i benvenuti nel Mondo della Scrittura, ogni vostro commento ci sarà  gradito e ci aiuterà a crescere.

Buona lettura.

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Amore antico

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Marzo 2021                              Claudio Gaspari

 

AMORE ANTICO

 

 

La giornata volgeva al termine.

La grande sala della biblioteca era quasi del tutto silenziosa e cominciava a riempirsi di ombre.

Il rumore dei passi attutiti, i bisbigli percepiti durante il giorno e  il fruscio secco delle pagine, a causa della luce che diminuiva,  si stavano facendo sempre meno frequenti.

Attraverso le finestre con i vetri colorati, penetravano tenui lame di luce ambrata e nell’aria aleggiava un vago sentore di  legno antico.

Tutto intorno, gli alti scaffali erano stracolmi di libri,  le pagine  trattenute da rilegature in cuoio stampate con caratteri dorati.

Sulla parete di mezzo, il crocifisso ligneo raggiungeva il soffitto decorato.

Nel camino con lo stemma della nobile famiglia Montefeltro, guizzava un allegro fuoco che proiettava ombre sul pavimento di pietra.

Presi il mio solito vecchio libro dal ripiano coperto di polvere, tolsi il panno bianco sul quale era rozzamente ricamata una croce di filo rosso e lo aprii sfiorando con la punta delle dita le pagine ingiallite per assaporare da subito il piacere che ne avrei ricevuto: l’unico che mi era stato concesso.

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O io, o lui

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Febbraio 2021                             Anna Vecchi

 

 

 O IO, O LUI

 

 

O io, o lui. Su questo non c’era da discutere. Il posto libero era uno solo.

Ci eravamo conosciuti durante il viaggio in crociera. Lui prendeva il sole con un cappello di paglia sul capo, un costume blu rigato, pettorali scolpiti. Mi aveva colpito subito. Altre passeggere si erano stese sulle sdraio in costume da bagno. Alcune mostravano di voler attrarre gli sguardi maschili o per la posa o per come mettevano in mostra le loro grazie per quel tanto che consentivano le convenzioni. Io no. Vestita di tutto punto, immobile, con il viso semicoperto da grossi occhiali da sole. Avevo denudato soltanto i piedi, bianchi  che sgranchivo al sole. Tenevo le braccia abbandonate lungo il corpo e le mani appoggiate morbidamente ai braccioli della sdraio. Cercavo di leggere, ma non riuscivo a concentrarmi.

Non era il primo che cercasse di avvicinarmi e di conversare con me, ma solo a lui concessi più di un cortese sorriso. Parlammo a lungo sotto il sole del pomeriggio. Parlammo a cena: mi prese una mano tra le sue mentre il cameriere ci serviva due flûtes di champagne e io non mi sottrassi. Nella sua camera parlarono i nostri corpi, ora avvinghiati come in una lotta, ora languidamente stesi una a fianco dell’altro negli intervalli dell’amore.

Sentimmo in ritardo l’allarme. Ci guardammo negli occhi con sbigottimento e paura. Capimmo in un lampo che cosa stava accadendo. Mi vestii in fretta e furia, mentre lui ancora esitava a raccogliere i suoi indumenti sparsi sul pavimento.

Corremmo di sopra, insieme agli altri passeggeri, spingendoci, ansimando. Chi aveva dei familiari li chiamava a voce alta, con ansia e paura. Grida disperate sovrastavano le istruzioni dell’equipaggio trasmesse dai megafoni. La folla dei passeggeri si accalcava in disordine sul ponte, tra urti, spinte, grida. Entrambi eravamo saliti senza scarpe per correre più velocemente. L’equipaggio cercava di disciplinare la corsa a salire sulle scialuppe che una dopo l’altra venivano riempite e calate in mare. Eravamo tra gli ultimi. Lo lasciai alle mie spalle e mi avvicinai ai marinai incaricati di smistare i passeggeri sulle scialuppe. Stavano per calare l’ultima, già quasi piena. Restava un solo posto. Dissi: «Mi riconoscete? Sono la signora  Grant, il proprietario della compagnia di navigazione è mio marito. Questa nave è mia!». L’ufficiale che dirigeva le operazioni mi fece cenno di salire subito. Presi posto. L’ultimo posto libero. Quando la scialuppa fu calata in mare mi volsi a guardare in alto. Lo riconobbi nella folla che si accalcava contro il parapetto del ponte lance protendendo le braccia, gridando e implorando. Anche terrorizzato dalla paura era bellissimo. Gli inviai un saluto con la mano, mentre la scialuppa si allontanava più rapidamente che poteva  dalla nave in procinto di inabissarsi. O io, o lui.

In biblioteca

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Febbraio 2021                                        Lucina Dell’Acqua

 

 

IN BIBLIOTECA

 

 

 

In biblioteca Massimo sfogliava distrattamente qualche libro, ma in realtà osservava la ragazza con la giacca di jeans. Lei era di spalle e questo consentiva a lui, senza essere visto, di osservare ancor più attentamente i pantaloni aderenti che fasciavano un bel sedere, tondo e proporzionato. Aveva sempre avuto un debole per quella parte del corpo femminile, a differenza dei suoi amici che perdevano la testa per il seno delle ragazze. Lui li prendeva in giro:  “si vede proprio che vi manca la tetta che vi ha allattato!” e sosteneva che il lato B delle donne era ben più eccitante.

La ragazza era concentrata davanti ad uno scaffale, alla sezione “autori contemporanei”, indecisa sulla scelta fra i tanti titoli di Carofiglio, un autore che vedeva spesso in Tv e che trovava affascinante. Non aveva la minima idea di essere osservata e faceva ritmicamente oscillare il bacino, spostando il peso da una gamba all’altra, con un movimento lieve, del tutto spontaneo ed inconsapevolmente sensuale.

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Elena e i suoi incubi

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Febbraio 2021                                            Nadia Scotton

 

ELENA E I SUOI INCUBI

 

 

Erano le sette di sera.

Elena entrò nella stanza buia e accese la luce. Andò a sedersi sul divano, posto di fronte alla porta d’entrata e si accasciò su di esso. Era stanca ed infreddolita dal gelo della neve che cadeva fitta, fin dal primo mattino e che non aveva nessuna intenzione di smettere.

Si tolse il cappotto che appoggiò a fianco del cuscino dov’era seduta.

Era tutto il giorno che aveva l’impressione  di essere seguita da qualcuno e, ripensandoci, andò subito di corsa a chiudere la porta con il chiavistello. Mentre si precipitava verso la porta inciampò nel grande tappeto persiano disteso davanti al divano e, per poco, non si slogò una caviglia.

Ancora  dolente, si recò in cucina dove si preparò un panino al prosciutto e una buona spremuta d’arancia. Posò il tutto su un vassoio e ritornò a sedersi sul divano in sala. Aveva bisogno di rifocillarsi, ma soprattutto di rilassarsi e scacciare quella brutta sensazione di sentirsi sempre seguita; le aveva procurato  un’ansia tale, che l’aveva accompagnata per tutto il giorno.

Chissà, pensò, forse vedo troppi film gialli.

In effetti, quello che Elena aveva visto la sera prima, le aveva lasciato un po’ di paura, forse si era immedesimata così tanto nei personaggi morti in circostanze misteriose che…

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Il potere dei ricordi

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 Febbraio 2021                                      Nicla Magrini

 

 

IL POTERE DEI RICORDI

 

 

Piccolo vaso di giacinto sulla pietra grigia del camino, foglie ingiallite. Non riesco a privarmi del coccio che lo contiene. Ha più dei miei anni. Fa freddo, non è tempo per fiorire. Al calore del camino profumo di pane; fette spesse prendono colore sulla brace. Un piatto di terracotta sbreccato le accoglierà. Un getto abbondante di olio verde smeraldo, benedizione di ulivi centenari, mi offre uno spuntino con gusto di fragranze lontane.

Siedo in una vecchia poltrona, rivedo la mia nonna austera occuparla come se fosse un trono. Ho un libro tra le mani, lo sguardo rincorre parole, passa al fuoco placido della mezzanotte: non scoppietta, è solo brace che arde dolcemente. Per addormentarsi sotto una coltre di cenere, il coccio blu e verde assorbe il calore ed è come l’ultimo sole. La pianta sfinita non si arrende. L’occhio percepisce un richiamo, mi piego in bilico e lo sollevo: c’è la vita.

Brindo con un sorso di rosso primitivo della mia terra solerte nell’abbondanza e mi rilasso. Il cielo mi regala fiocchi di neve che volteggiano lievi come pensieri nella notte illuminata dalla luna piena.

Oltre la finestra, piante, alberi svettanti, regno di racconti nelle serate fredde di bambina. L’intimità della famiglia apriva il cassetto della sua giovinezza.  Nonna raccontava di lupi mannari, di fuochi fatui, e mi mancava il respiro, tesa nell’ascolto, impaurita. Cedendo al brivido di paura sospesa, li vedevo anch’io nel buio che l’immaginazione animava fino a sentirli vicino, sgranocchiando taralli che gli adulti bagnavano nel rosso rubino d’un viso corposo per le notti d’inverno.

Sottofondo musicale, colonna sonora: hanno ammazzato compare Turiddu!

 

Io sono una prova

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Febbraio 2021                                                                          Marinella Praderio

                                                       

IO SONO UNA PROVA

 

 

Sono un attrezzo da lavoro, aspettavo da tempo di essere comperato da un carpentiere o da un falegname invece un giorno sono successi dei fatti strani. Mi ha acquistato una giovane ed esile donna che mi ha messo nel cassetto del mobile d’ingresso della sua casa; di solito mi mettono in un garage o in un ripostiglio con altri attrezzi, non in un’anticamera.

L’ho sentita dire con voce stanca:

“Smettila di bere!”

“Vai a farti fottere, stronza!” Ha biascicato una voce maschile.

Più tardi, a cena, c’è stato un violento litigio: Lui ha scaraventato a terra un piatto urlandole che il minestrone faceva schifo e che pure lei faceva schifo. Ho sentito che Lui la stava picchiando mentre Lei lo implorava:

“Basta! Basta! Smettila, ti prego!”

Lei piange, poi per un po’ silenzio assoluto. Lui accende il televisore, apre una lattina e, non trascorre troppo tempo che lo sento russare rumorosamente.

Quando Lei mi toglie dal cassetto, le tremano le mani: ha i capelli in disordine, un occhio tumefatto, il naso, gli zigomi e le labbra sanguinanti, ma non piange più.

L’uomo ha una corda avvolta attorno al corpo e allo schienale della poltrona, i polsi legati ai braccioli e anche le gambe, allungate su un pouf, sono legate tra loro. Ha la testa ciondoloni su una spalla e dorme con la bocca aperta.

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Vecchia e nuova

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Febbraio 2021                                          Daniela Casellato

 

VECCHIA  E NUOVA

 

Sono una vecchia moka ormai fuori moda, esclusa dalla quotidianità della vita perché priva di tecnologia. Dal mio nascondiglio, dietro i libri di cucina, seguo Lina nella preparazione del caffè; sì, seguo, anche se non posso vedere, ciò che accade: immagino, attraverso i rumori, cosa avviene là sotto. Per me ogni giorno è uguale agli altri: vivo nel limbo o dovrei dire inferno? Esiste sofferenza peggiore dell’indifferenza accompagnata dalla solitudine?

Anche questa mattina la signora accende quella “smorfiosa tecnologica” tutta acciaio e vetro.

E’ una delle innumerevoli mattine prive di senso per me, ma di solita routine quotidiana per la famiglia. Da quando “quella” è entrata in cucina, io ho perso d’importanza, mi hanno riposta su questo ripiano in alto, per di più dietro i libri e si sono dimenticati di me. Beh, meno male che anche Luca si è scordato di me, perché lui è un tipo moderno e non sopporta di non essere al “passo con i tempi”. Nei primi giorni di “regno” della macchina l’ho sentito dire più volte alla moglie:

– Che te ne fai della moka? Gettala, é inutile tenere cianfrusaglie che non servono più –

Per fortuna Lina mi aveva riposta in quest’angolino fuori dalla vista del marito, così ho continuato la mia esistenza: in esilio.

Sì!, mi annoio, ma spero sempre in un evento speciale, un miracolo, qualcosa che faccia dimenticare “l’altra” e ridare importanza a me.

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Isabella Boschetti

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 Febbraio 2021                                                     Sabrina Stefanoni                

 

ISABELLA BOSCHETTI

Gentil donzella del Cinquecento

 

 

 

Mi sporgo dalla loggia e vengo piacevolmente invasa dal dolce profumo di fiori ed erba amplificato dalla pioggerella primaverile mantovana. Volo leggera cullata dalla brezza, che pare musica alle mie orecchie.

Tutto è pronto per il ricevimento di stasera. La festa di compleanno del mio amato.

Da secoli, ogni 17 maggio, il Palazzo si anima di Nobiluomini, Nobildonne e Cavalieri che arriveranno su carrozze e destrieri e, dopo aver attraversato boschi e prati, avranno la magica visione del Palazzo Te.

Il Palazzo, alcova, del mio Amore.

Li accoglierò nella Loggia Grande accompagnandoli nella sala di Amore e Psiche,  dove banchetteremo allietati da musici e danzatrici. Il salone dei ricevimenti sarà invaso, per una notte, dalla stessa atmosfera mondana della prima metà del 1500.

Quante feste hanno visto queste mura.

Del resto Palazzo Te era stato dedicato all’ozio e al divertimento. E noi, Federico ed io, lo abbiamo preso alla lettera.

Stasera accenderemo il camino e, tra splendidi affreschi e ricchi tendaggi, mangeremo ottanta portate tra cui lo ‘storione’ delle nostre peschiere, vanto nostro; il ‘cinghiale in brodo lardiero’ e i ‘fagiani stufati in pignata nel forno con persuto tagliato’ presi da Lui e dai suoi amici durante le battute di caccia in campagna e di pesca a bordo del Bucintoro. Piatti molto saporiti, arricchiti da zucchero, salse e preziose spezie a gusto del mio amore.

A cena ultimata ci butteremo in sfrenati balletti e giocheremo nel labirinto di bosso fino a che, scaduto il tempo, tutto svanirà tra la nebbia e noi ce ne andremo dalla porta temporale.

È quasi sera.

Vedo gli ultimi visitatori entrare nella grotta del Giardino Segreto che, tra qualche ora, riprenderà l’antico splendore perso in tanti anni di inutilizzo. La grotta riacquisterà il perlaceo effetto delle conchiglie, pietre e mosaici che adornavano le pareti e dai tubicini di piombo scorrerà l’acqua che creerà stupendi giochi per stupire i nostri ospiti.

“Presto signori, presto, non tardate ad uscire. Il Palazzo sta per chiudere.” Odo da lontano.

‘Presto signori, presto, penso, presa da un turbinio di colorate emozioni

Vorrei cambiare mestiere, prima o poi lo farò

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Gennaio 2021                                                          Ginetta Ravera

 

 

VORREI CAMBIARE MESTIERE

Prima o poi lo farò

 

Il risveglio per me è sempre più pesante.

Stamattina mi sembra di sentire ogni parte del mio corpo cigolare.

Faccio più fatica del solito ad ingranare.

E’ lunedì ed inizia una nuova settimana in cui so che vedrò le stesse persone di sempre e farò lo stesso identico tragitto, come mi succede da anni.

Mi sembra di non ricordare una parte della mia vita senza questo lavoro, il mio lavoro e senza questa routine, la mia routine.

So già che, verso le 10 di mattina, arriverà al centro commerciale una signora anziana, vestita in modo classico.

Credo che venga qui ogni giorno per vedere qualcuno e sentirsi meno sola.

Anch’io mi sento sola.

Senza che se ne accorgesse le ho osservato la mano sinistra e non ho visto anelli.

Forse non si è mai sposata o forse è rimasta vedova da tempo.

Chissà.

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Il bosco delle quattro streghe

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               Gennaio 2021                                                                Lucina Dell’Acqua

 

IL BOSCO DELLE QUATTRO STREGHE

 

 

Come aveva potuto cacciarsi in quel pasticcio? Giovanna era talmente spaventata da non avere neanche la forza di piangere. Si stringeva nel suo golfino rosa, sporco di terra, cercando disperatamente di non addormentarsi in quel  fosso profondo in cui era caduta ed  in cui le ombre scure anticipavano la sera ormai incombente.

Giovanna era una ragazzina di 12 anni, nata e cresciuta in città, al riparo da pericoli inattesi grazie alla preoccupata attenzione di una famiglia agiata che coccolava la sua unica figlia, sognando per lei un futuro brillante  e progettando con intensità le sue giornate, sempre dense di attività stimolanti ed impegnative.

Per quindici giorni all’anno, però, Giovanna faceva a ritroso il percorso che sua madre aveva fatto 25 anni prima per amore, quando dalla campagna si era trasferita in città, lasciando la sua numerosa famiglia contadina per seguire quel giovane ufficiale dagli occhi azzurri che aveva conosciuto alla festa del paese e che aveva promesso di portarla via. Così in estate i genitori la accompagnavano dai nonni che lei adorava, per prendere un po’ d’aria buona, così poteva correre libera nei campi che il nonno ancora lavorava come un giovanotto, aiutare la zia nell’orto dietro casa e soprattutto  giocare con i cugini che avevano ogni giorno una novità da proporle.  Le sembrava di essere una regina in mezzo a quel gruppetto di maschi che facevano a gara per mettersi in mostra, loro maneschi e un po’ rozzi davanti ad una femmina raffinata che aveva una risposta sicura ad ogni perché, e sa solo il cielo se le risposte fossero poi quelle giuste.

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Con la mia pelle

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Dicembre 2020                     Gianni Maggi

CON LA MIA PELLE

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Un capannello di curiosi si era formato davanti ad una vetrina, in via Sant’Andrea a Milano.

Incastonata al centro del grande vetro tutto nero, in una piccola teca, sapientemente illuminata da faretti, splendeva un unico oggetto: una piccola, meravigliosa borsetta di lucida pelle di pitone reale.

Il giovane rettile sporse guardingo la testa a forma cuore dalla sua tana. Era ormai più di un anno che l’abitava dopo che l’ abbandono di un topo striato e ora cominciava a sentire il bisogno di una femmina. Ormai la sera era scesa sull’altopiano del Monte Oku, in Camerun, con le sue grandi foreste a corolla intorno all’imponente massa del vulcano.

Era il momento propizio per la caccia.

Scivolò silenzioso dalla tana e, usando i sensori termici, iniziò la caccia dei piccoli mammiferi e degli uccelli che costituivano la sua dieta.

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Prefazione

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Luglio 2020                                            Marilia Paoli

 

PREFAZIONE

 

 

Quello delle fiabe è un mondo magico ma non per questo lontano dalla realtà.

Anche la magia fa parte della nostra vita che è un insieme di azioni atte a soddisfare i nostri bisogni primari e di fantasie rispondenti alle sollecitazioni più misteriose e indefinibili che ogni essere umano ha in sé. La tradizione popolare ci ha tramandato un gran numero di questi racconti che non si rivolgono solo ai bambini così come molti pensano, ma riprendono e ripropongono temi che risalgono a volte ai miti più antichi. Noi abbiamo cercato di penetrare questo mondo apparentemente semplice ma in realtà complesso e sfaccettato e, riflettendo su di esso, abbiamo composto delle fiabe che, pur richiamando nello schema, nei personaggi e nella trama le storie originali, le hanno modificate, usando figure e ambienti più attuali.

Ognuno ha scelto la fiaba che gli era congeniale e l’ha manipolata a suo piacere, divertendosi ma anche impegnandosi a fondo.

All’inizio della raccolta i lettori troveranno la fiaba dal titolo L’albero dei libri che è invece una creazione originale, nata dalla collaborazione e dalle idee di tutto il gruppo e sviluppata in particolare da Tiziana che le ha dato un’impronta davvero fiabesca e personale.

L’albero dei libri

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Luglio 2020                                           Marilia Paoli – Tiziana Gironi

 

L’ALBERO DEI LIBRI

 

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Il vento era cambiato. Quella sera aveva cominciato a soffiare gelido dal nord ed aveva portato la pioggia. La coccinella, che si era rifugiata sotto una foglia di vite, cercava di resistere e aspettava che passasse la notte e sorgesse un nuovo giorno.

La mattina successiva il vento diventò un venticello, anzi una brezza leggera che inebriò il suo olfatto. Recava un profumo caldo e avvolgente che rincuorò subito la coccinella. Si sporse da sotto la foglia, si diede una scrollatina alle alucce intorpidite e decise di fare un breve volo per sgranchirsi. Si sentiva allegra, perché ora il sole brillava e, pensando di essere sola, si azzardò a intonare l’unica canzone che conosceva.

Son felice e son contenta,

oggi vado a svolazzare

nel profumo della menta

ché mi voglio inebriare…

A questo punto udì un sonoro sbadiglio e una voce rauca la zittì.

– E piantala, volevo dormire ancora un po’ e tu strilli proprio sopra la mia testa -.

La coccinella si interruppe di colpo e si accorse che, sdraiato su un rametto, con il quale si mimetizzava, si allungava un grosso bruco.

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Biancaneve e i sette nani nani nel terzo…

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Luglio 2020                                              Raffaele Baroffio

 

BIANCANEVE E I SETTE NANI NEL TERZO MILLENNIO

Liberamente ispirato alla fiaba omonima dei Fratelli Grimm

 

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I nanetti, prima dell’arrivo di Biancaneve, avevano abitudini consolidate e non brillavano certo per ordine e pulizia. I bicchieri conservavano sui bordi le tracce di quanto avevano mangiato, residui sulle labbra che non avevano mai previsto l’utilizzo di tovaglioli. Le posate mostravano un perenne ricordo di cibi passati. Il fondo dei bicchieri, poi, denunciava il contenuto: quasi sempre vino. I letti, abbandonati di fretta al mattino per recarsi in miniera, erano ancora disfatti allo stesso modo di sera, quando si coricavano stanchi. Gli abiti, sporchi di polvere e carbone al ritorno a casa, si tingevano di residui di cibo. Gli strati si moltiplicavano. Nessuno pensava a lavarli. Tantomeno a rammendarli quando si strappavano. Insomma l’acqua e il sapone non sembravano proprio far parte delle abitudini di quella combriccola. Entrò, a ragione, nella parlata comune, l’espressione “Il bicchiere dei nanetti…” per indicarne uno davvero sporco. Venne poi l’era di Biancaneve: per ringraziarli di averla salvata, la giovinetta si era impegnata per dare ordine e pulizia alla casa, ai vestiti, alla tavola. Insomma aveva rivoluzionato la vita di sette lavoratori, tanto indefessi, quanto sporchi. Se, quando Biancaneve entrando la prima volta in quella casetta, era stata quasi respinta da un tanfo irrespirabile, ora chi vi metteva piede percepiva subito un profumo accogliente e non poteva non notare un ordine che solo una donna riesce a dare a una dimora. Ma poi Biancaneve aveva deciso di imprimere una svolta alla sua vita. Non voleva essere serva per il resto dei suoi giorni. In cambio di cosa poi? Poteva ottenere ben altro, sfruttando la sua immagine e avvenenza. Di lì era partita la sua trasformazione.

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I tre porcellini

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Luglio 2020                                                                                  Cristina Bianchini Massoni

 

I TRE PORCELLINI

Liberamente ispirato alla omonima fiaba tradizionale nella versione di Joseph Jacob del 1890

 

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A casa Pigs c’era grande fermento e nell’ “andirivieni” generale l’euforia era palpabile: i tre figli di Mr. e Mrs. Pigs si preparavano a traslocare. Tutto era iniziato il mese prima, quando il signore e la signora Pigs avevano parlato ai figli a cuore aperto.

-Ragazzi miei – aveva detto con voce seria papà Pigs – è giunta l’ora per voi di fare la vostra vita. Siete diventati grandi e potete ormai vivere in modo indipendente in una casa tutta vostra-.

-Siete liberi di andare dove volete – aveva aggiunto mamma Pigs con dolcezza.

-Io e papà capiamo che voi sentiate l’esigenza di vivere come vi piace, magari anche in modo diverso da noi. E poi è giusto che, alla vostra età, iniziate a prendere in mano la vostra vita, cercando di mantenervi da soli e di gestire in modo autonomo le vostre giornate -.

-Quindi cercatevi al più presto una sistemazione- concluse sbrigativamente papà Pigs.

Dal piccolo paese di campagna decisero quindi di traslocare in città, che   avrebbe offerto più opportunità e dove la vita si svolgeva secondo ritmi più moderni e dinamici.

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Le fate

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Luglio 2020                             Ivano Bressan

 

LE FATE

Liberamente ispirato all’omonima fiaba di Charles Perrault

 

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“QUESTA SERA, A GRANDE RICHIESTA, TORNANO LE FATE, ALLE ORE VENTITRE’ E TRENTA ALLA DISCOTECA LUNA ROSSA, LUNGOMARE DELLA REPUBBLICA, MISANO ADRIATICO”, gracchiava l’altoparlante montato su una Panda Van rossa, con la scritta sulla fiancata e una bandierina attaccata all’antenna dell’autoradio.

– Ma chi sono ‘ste fate? – chiese una signora distesa sul lettino in riva al mare, al bagno “Sirena” di Rivazzurra di Rimini.

– Ma come? non lo sai? – la rimproverò l’amica, mettendosi a sedere su lettino vicino – Come fai a non saperlo? ma dove vivi! Sono due ragazze, per essere precisa due gemelle, che cantano e ballano il liscio in versione dance, con l’orchestra “Romagna nostra” di Lugo di Romagna. Sono una bionda e l’altra mora, si dice che una assomigli al padre e l’altra alla madre, lui svedese, lei romagnola purosangue. Si sono conosciuti, i genitori intendo, sulla spiaggia di Miramare, vent’anni fa o poco più, è stato amore a prima vista, durato poco però, un anno o giù di lì, poi lui, biondo, bello e di gentile aspetto, è tornato in Svezia, e lei, piccola, mora e una grinta da vendere, è rimasta qui, con le bimbe da allevare. Ne ha fatti, di sacrifici, dicono, per tirarle grandi, ma ora, gestendo la carriera delle ragazze, si sta rifacendo ampiamente delle spese sostenute per crescerle.

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Scarpette rosse

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Luglio 2020                                       Daniela Casellato

 

SCARPETTE ROSSE

Liberamente ispirato all’omonima fiaba di Hans  Christian Andersen

 

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Il batuffolo di pelo marrone aveva sollevato una zampina e la stava fissando con i grandi occhi che sembravano umidi di pianto.  Diana aveva scoperto il cucciolo dentro una scatola di cartone. I guaiti dell’animale l’avevano condotta sino a quell’angolo, dove erano accatastati scatoloni e cassette di legno. L’aveva estratto dal contenitore e aveva cercato un angolo libero dall’immondizia, dove appoggiarlo, ma inutilmente.

Non esisteva uno spazio pulito, così l’aveva adagiato sull’asfalto, poi aveva cercato su di lui un qualche segno di riconoscimento, ma ne era privo.

– Batuffolo, cosa devo farne di te? No, no, non leccarmi i piedi! –

Il cagnolino si era avvicinato lentamente, scodinzolando con il moncone di coda color stoppa; ora le leccava l’alluce del piede sporgente libero nei sandali alla francescana di cuoio marrone.

– Non guardarmi in quel modo! Sì, lo so, sei piccolo… hai bisogno di protezione…ma… non posso portarti a casa.  Mi devi capire, anch’io dipendo da altri; gli zii mi devono mantenere e non posso aggiungere un’altra bocca da sfamare. Ora io me ne vado e tu non mi devi seguire. Hai capito? –

Diana finì il discorso al cane con un tono di voce militaresco e con il dito che fendeva l’aria, poi, cercando di vincere il desiderio di raccoglierlo e portarlo con sé, si costrinse ad allontanarsi da quel luogo senza voltarsi indietro.

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La ragazza dalle trecce d’oro

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Luglio 2020                Maria Teresa Colombo

 

LA RAGAZZA DALLE TRECCE D’ORO

Liberamente ispirato alla fiaba “ Raperonzolo” dei fratelli Grimm

 

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Un piccolo bruco incontrò sul suo cammino una coccinella che gli chiese:- Dove vai? –

– Sto andando verso un bellissimo campo pieno di raperonzoli dai fiori viola, che ho visto in sogno -.

La coccinella osservò:

– Non ti conviene: se il contadino ti scopre, certo ti schiaccerà -.

Ma il bruco, testardo, continuò il suo cammino.

Giunto nel campo fiorito, si trasformò in una grande farfalla dai colori vivaci. Sentì in quel momento una voce melodiosa e si mise a seguire la bellissima fanciulla dalle trecce d’oro che stava cantando mentre passeggiava tra i fiori viola dei raperonzoli. Lo faceva così spesso che tutti ormai la chiamavano Raperonzolo.

Ma l’aveva udita anche un uomo che aveva cattive intenzioni.

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La bambina dei fiori

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Luglio 2020                                                                   Fedora D’Annucci

 

LA BAMBINA DEI FIORI

Liberamente ispirato alla fiaba “La piccola fiammiferaia” di Hans Christian Andersen

 

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Un’aria di mistero avvolge l’ultima casa di Miluna, un grappolo di piccole costruzioni in pietra come ve ne sono tante nelle valli alpine.

Appare all’improvviso ai temerari che percorrono la strada tortuosa verso lo spiazzo da cui partono i sentieri per raggiungere le vette.

Il grigio dell’ardesia che la ricopre fa tutt’uno col colore della roccia a cui è abbarbicata e la nebbia che spesso l’avvolge e la nasconde le è valso il nome di “Casa che non c’è”.

Dalle finestre non filtra mai la luce, dal camino sul tetto spiovente non si è vista uscire da anni nessuna colonna di fumo, neanche nei freddi inverni che caratterizzano i luoghi di alta montagna.  Solo due tronchi di abete, scavati e usati come fioriere e posti sul retro della casa, dicono che qualcuno vi abita.

Cosa nasconde quella casa se tutti i pochi abitanti del posto non vogliono parlarne?

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