Lassa star la scala

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Livia si guardò attorno per capire da dove fosse venuta quella voce roca, impastata dal sonno, ma non vide nessuno. Cacciò un urlo e spinse la scala lontano da sé, le caddero le chiavi e i fiori che teneva in mano, e fuggì atterrita.

Correva più veloce che poteva, compatibilmente con i suoi novanta chili di peso, la bora che soffiava forte in direzione opposta alla sua e i sassi che c’erano su quel vialetto leggermente in salita del cimitero di Trieste.

Attorno non c’era anima viva. Finalmente vide il custode che, a quell’ora del mattino, se la prendeva comoda e stava tranquillamente fumando una sigaretta al riparo, sotto una tettoia.

– Italoo,  aiutooo …-

Il forte vento impediva che lui la sentisse e quindi dovette fare un ulteriore sforzo per avvicinarsi muovendo vistosamente un braccio mentre con l’altra mano si teneva il cappello e la sciarpa.

– Italo, aiuto!  – ripeté.

– Cosa c’è? –

– Mio marito ha parlato … imperioso… come sempre… oh Dio, oh Dio… mi sento male, potessi almeno recuperar le chiavi … poi non ci verrò più! –

– Come? come? non ho capito niente! –

Il custode non aveva molta simpatia per quella signora.  Se non ci fosse stata lei, che sembrava controllarlo, sarebbe potuto arrivare con un po’ di ritardo, come faceva prima che lei prendesse la dannata abitudine di presentarsi puntuale alle sette del mattino all’apertura del camposanto.

– Venga, venga, mi segua … ecco ero là – e mostrò la lunga fila di loculi in fondo al cimitero – vede, quello di mio marito è in alto, mi ha raccomandato lui di prenderlo là perché da lassù, secondo lui, avrebbe potuto vedere meglio quando arrivavo … –

– Sì, va bene, vada avanti –

– Su in alto costa di meno, come si sa, e lui era un gran taccagno, per mia fortuna, ora che sono vedova … –

– Vada avanti!  Mi dica cosa è successo! – urlò il custode.

– Dunque, ah, sì…  sono un po’ confusa. Dicevo che per mettere i fiori e pulire la lastra devo salire sulla scala .. la scala era spostata, l’hanno messa là in fondo, dove stanno terminando i lavori, stanno costruendo altri loculi, là …  la vede?

– Sì, vedo, sarà stata appoggiata alla parete, però –

– Certo, l’ho buttata lontano quando, spaventatissima, ho sentito una voce che mi diceva di non toccarla –

– Ma va?  A quest’ora? Pochi minuti dopo l’apertura?  Con la bora che soffia a 100 chilometri orari?  Ma va in mona!–

Italo non si curò dell’effetto delle sue parole, sollevò il bavero del giaccone e si avviò verso la scala, la rimise accanto alla parete, dove la signora gli aveva detto di averla trovata, e fu a quel punto che vide il viso di un vecchio sporgere dal loculo più in alto.

Con gran fatica l’uomo uscì aiutandosi con l’attrezzo che prima gli era stato sottratto. Scese, ringraziò il custode e si avviò malfermo verso l’uscita.

Sulle spalle una coperta sdrucita ed un lacero borsone.

.

Clara
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