Il compito di Cirillo

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Maggio 2020                    Nunzia Aquilecchia

 

 IL COMPITO DI CIRILLO

 

 

Cirillo è un bambino che frequenta la classe terza elementare.

Va a scuola volentieri ma non gli piace usare i pastelli. Quando è costretto dalla maestra a colorare i disegni, è sempre indeciso e fa una gran confusione. Capita che colori i fiori di nero, il cielo di giallo, le foglie di azzurro; insomma non riesce a collocare le tinte al posto giusto. Per questo motivo ha rinchiuso i pastelli in un astuccio dove stanno stretti gli uni agli altri e poi lo ha cacciato in fondo al suo zainetto, fingendo di dimenticare la loro esistenza e disegnando solo con la matita nera.

Una mattina Cirillo va a scuola come tutti gli altri giorni ma, entrando nella sua classe, sente un gran vocio e chiede che cosa stia succedendo. Uno dei suoi compagni gli spiega che sta arrivando Barbara, la nuova insegnante di disegno. Cirillo si spaventa. “Adesso, pensa, mi costringerà a usare i colori. Ed io come farò?”

Barbara capisce subito che Cirillo ha difficoltà a collocare i colori e si affretta a spiegare sia a lui sia al resto della classe come dovrebbero usarli, poi dà, come esercizio a casa, un compito sgradito a Cirillo: disegnare e poi colorare la propria abitazione e tutto ciò che la circonda, usando tutti i colori dell’astuccio.

Cirillo torna a casa, quasi disperato, si chiude nella sua cameretta e si siede davanti ad un grande foglio da disegno, così bianco e vuoto da farlo star male. Allora fa uno sforzo e ricupera l’astuccio dal fondo dello zaino e rovescia tutti i pastelli colorati, osservandoli uno ad uno. Pensa:

” Che confusione! Non ci riuscirò mai”

Per non vederli più, li richiude tutti nell’astuccio.

Prende la matita, pensa che, come sempre, si limiterà a disegnare con la matita nera, poi, stanco, appoggia la testa al foglio e si addormenta.

Ed ecco che i colori, ben stretti gli uni agli altri dentro l’astuccio, cominciano a ribellarsi. Borbottano:

” Siamo stanchi, vogliamo uscire, vogliamo colorare” Continuano a lamentarsi in modo così straziante che la matita non resiste e comincia a rotolare verso di loro. Con un grande sforzo, solleva con la sua punta aguzza il coperchio dell’astuccio e finalmente i colori rotolano fuori, poi, senza degnarsi di ringraziarla, cominciano ad esplorare il foglio. Infine ordinano:

” Adesso ci devi fare un disegno” A quel punto la matita inizia a scorrere sulla carta e disegna un bellissimo paesaggio.

” Clap, clap” fanno i colori, sbattendo gli uni contro gli altri (quello è il loro modo di applaudire), poi aspettano gli ordini perché, da soli, non sanno proprio cavarsela.

” Tu, che sei il rosso, colora il sole che sta tramontando e fatti aiutare dall’arancione”

Il rosso ubbidisce e, facendo una specie di balletto con l’arancione, riesce a far splendere il sole, anche se alla fine si sente abbastanza stanco.

” Bene, bene” dice la matita che è sempre parca di elogi. ” Adesso tocca all’azzurro. Riempi il cielo e fa in fretta, perché c’è ancora molto da fare”.

Poi è la volta dei verdi che colorano il prato, le foglie dei fiori e quelle degli alberi. Invece il marrone si stende sui tronchi degli alberi e fa risaltare la staccionata con dei tratti decisi, mentre il lilla, il giallo, l’arancione, il fucsia, il rosa, il rosso e il turchese saltellano tra i fiori del giardino facendo a gara per colorarli per primi. Il tetto e il camino diventano marroni, ma le finestre e la porta sono dipinti in verde bandiera per fare allegria.

La casa, un po’ superba, dice che vuole restare bianca e viene accontentata. Nell’astuccio sono rimasti però ancora tre pastelli: il grigio, il viola e il blu che si mettono a protestare.

” Non è giusto. Anche noi abbiamo i nostri diritti e vogliamo colorare”.

La matita ci pensa un po’, poi si mette in moto e disegna qualche nuvola che vela appena il sole al tramonto e quindi entra in azione il grigio che le ombreggia, mentre il giardino si arricchisce di qualche violetta naturalmente color viola e compare qualche ombra blu.

A questo punto il disegno è davvero finito. I pastelli sono stanchi e hanno la punta consumata, ma sono felici e, uno dopo l’altro, in fila indiana si ritirano nell’ astuccio.

La matita resta sola e, osservando il disegno, pensa:

” Manca ancora qualcosa. Manca un bambino che gioca sul prato”.

Fa uno sforzo e disegna un bambino con la palla in mano che, naturalmente, non è colorato, perché i pastelli ormai hanno finito il loro lavoro e dormono soddisfatti.

” Forse la gomma lo cancellerà” pensa tristemente la matita e, a quel punto, Cirillo si sveglia piangendo. Gli dispiace molto che il bambino non sia colorato e che possa sparire.

Guarda il foglio, si accorge che è ancora tutto bianco, allora apre l’astuccio, rovescia tutti i pastelli, dice:

” Adesso vi faccio lavorare io” e comincia a disegnare con la matita nera. Ecco, il paesaggio del suo sogno è pronto per essere colorato. Afferra i pastelli e li usa tutti. Alla fine, davanti alla casa bianca, c’è un bambino dai capelli biondi, con la maglietta rossa e i calzoni blu, che gioca con la palla.

“Quello sono io” dice Cirillo e, poco dopo, saltella allegro in giardino facendo rimbalzare la sua palla colorata.

 

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