La bambina venuta dalla Terra

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Maggio 2020                                                  Nunzia Aquilecchia

 

 

 LA BAMBINA VENUTA DALLA TERRA

 

 

Verbenia era una bambina che viveva su Marte con i suoi genitori, in una casa

lontana dalle città sotterranee. Come tutti gli altri era figlia unica, perché i marziani generavano solo una volta nell’arco della loro vita. Perciò Verbenia non aveva nessuno con cui giocare, ma possedeva il Masterbuk, una specie di computerino inserito nel braccio, con cui faceva moltissime cose: studiare, ascoltare musica, giocare, guardare da vicino l’Universo e anche la Terra. Poteva perfino seguire gli spostamenti di una singola famiglia sulla terra, cosa che Verbenia, infatti, preferiva.

Passava giornate intere a guardare Anna, una bambina terrestre di cinque anni, che viveva in una grande casa con i suoi genitori, il nonno Angelo e il fratello Simone, più grande di lei di tre anni.

Anna è una bambina vivace e molto fantasiosa, ha tanti giocattoli, radunati nella sua cameretta multicolore, che sparge dappertutto quando si vuole divertire. Spesso canta a voce alta, infastidendo e tormentando chiunque le capiti a tiro. Vuole che tutti le prestino attenzione, che giochino con lei, che ascoltino le storie che inventa e non sta mai zitta; ha un aspetto allegro, indossa abiti colorati che, a volte, vengono cuciti dalla mamma, è spesso pettinata con dei codini infiocchettati che la rendono ancora più sbarazzina, fa merenda con pane e cioccolata, frutta, torte e, quando fa la brava e ubbidisce, la mamma la premia con dei grandi lecca-lecca multicolori, di varie forme.

Tutto questo vedeva Verbenia dal suo Masterbuk. Questa abitudine preoccupava i suoi genitori, perché pensavano che, estraniandosi dalla realtà per gran parte della giornata, non studiando e non comunicando con i bambini come lei, non avrebbe mai assimilato gli usi e i costumi del loro pianeta.

Così una notte, mentre lei dormiva, con un codice segreto, le eliminarono la frequenza verso il pianeta terra.

Il mattino dopo, Verbenia venne svegliata come al solito dal suo Masterbuk che le diceva:

” Buongiorno Verbenia, dopo aver fatto colazione, studieremo i pianeti. “

Verbenia lo interruppe subito dicendogli:

” Lo sai che per prima cosa voglio vedere come sta e cosa fa Anna! “

” Mi dispiace, ma non riesco a collegarmi con la Terra.”

” Allora ci provo io.”

Verbenia provò e riprovò, passò tre giorni e tre notti cercando di ritrovare la frequenza, ma non ci riuscì; infine si rassegnò ma cadde in un sonno profondo, che per i marziani voleva dire essere tristi.

I genitori si preoccuparono allora ancora di più, discussero tutta la notte per trovare una soluzione.

Il mattino dopo la svegliarono e le rivelarono la verità: “Verbenia, siamo stati noi a toglierti la frequenza verso la terra, eravamo molto preoccupati, perché passavi tutta la giornata a guardare quella bambina…”

” Anna, si chiama Anna! “

” Va bene, Anna; ma facendo così, ti estranei dalla vita marziana e non puoi farlo, perché tu vivi qui e devi imparare i nostri costumi e le nostre usanze. Siamo diversi dai Terresti e tu, continuando così, non riuscirai a inserirti nella nostra comunità; gli altri ti vedranno diversa da loro, nei modi di fare e pensare e ti emargineranno. “

Verbenia rispose: ” Ho capito! Ma Anna mi manca molto “.

La mamma proseguì: -” Per consolarti papà ed io abbiamo pensato di farti un regalo, puoi accettare o rifiutare, deciderai tu.”

” Mi ripristinate la frequenza con la Terra? ” .

” No, vogliamo fare di più… Vogliamo prelevare Anna mentre dorme, per poi portarla qui, dove resterà per cinque notti, mentre di giorno tornerà sulla Terra .”

” E’ una cosa meravigliosa! Ma come farete? “

” Lo sai che il Masterbuk degli adulti è più potente e, digitando un codice segreto, che solo papà e pochi altri conoscono, è in grado di far partire un disco volante che, alla velocità della luce, in pochi minuti raggiunge la Terra. Senza che nessuno se ne accorga riesce a prelevare del materiale, o anche degli animali, per poterli studiare. Non è mai stato usato con gli uomini, perché se loro scoprissero che il nostro pianeta è abitato, potrebbero invaderlo per conquistarlo. Con Anna invece, possiamo farlo perché lei ha molta fantasia e, anche se dovesse raccontare ciò che vedrà, tutti penseranno che è frutto della sua immaginazione, oppure che abbia sognato.”

Però aggiunse la mamma ” tutto questo a un patto… dopo queste cinque notti non osserverai più la vita sulla Terra”.

Verbenia rimase un po’ perplessa; non sapeva cosa fare, la voglia di conoscere Anna era tanta, ma le dispiaceva poterla incontrare per così poco tempo e poi non sapere cosa le sarebbe successo in seguito.

Finalmente prese una decisione, capì che non era giusto passare le giornate guardando ciò che faceva Anna e che era tempo che partecipasse a tutti i doveri e agli usi del suo pianeta. Perciò scelse di trascorrere le cinque notti con lei. Dopo, avrebbe ripreso la vita normale di tutti i marziani e di Anna le sarebbe rimasto un bel ricordo.

Riferì la sua decisione ai genitori.

La notte stessa partì un disco volante che, in pochi minuti, raggiunse la Terra.

Delicatamente, senza che nessuno se ne accorgesse, Anna venne prelevata e venne trasferita su Marte nella camera preparata per lei.

Verbenia la guardò, dormiva tranquillamente e stringeva un peluche tra le braccia.

Le accarezzò il viso e la svegliò.

Anna aprì gli occhi, si guardò intorno, ma non riusciva a capire dove si trovasse.

Non era spaventata, ma perplessa, poi vide Verbenia e le chiese:

“ Ma tu chi sei?”

“Verbenia”

La sua lingua sarebbe stata incomprensibile se non fosse stata tradotta subito dal Masterbuk in italiano.

“Verbenia?” Chiese Anna “ Ma sei un gioco che parla?”

“No! Sono una bambina marziana!”

“Però sei strana, non hai i capelli e hai una grande testa, tanti occhi, un corpo troppo piccolo e braccia e gambe lunghissime”.

“Noi marziani siamo fatti così…anche tu sei strana ma mi piaci”.

“Come ho fatto a venire fin qui?”

“In sogno, tu stai sognando.”

Il tempo passò velocemente, parlarono tutta la notte, si fecero tante domande e si diedero tante risposte e, alle sei e trenta, Verbenia disse:

“Devi tornare a casa perché tra poco tua madre sveglierà Simone e anche tu ti sveglierai”.

“Come fai a conoscere mio fratello?”.

“Io vi conosco tutti, vi guardo sempre con Masterbuk, ma ora si è rotto: è per questo che mi stai sognando; lo puoi fare solo per cinque notti e poi mai più”.

“Per cinque notti?…Allora domani ti sognerò ancora…”.

“Si…”

“Bene…Allora domani ti porterò una parrucca, così potrai coprire quella testa pelata, vedrai come starai bene con le trecce di Pippicalzelunghe, quelle che  ho usato l’anno scorso per carnevale”.

In men che non si dica Anna si ritrovò nel suo letto e subito venne svegliata dalla voce della mamma che chiamava Simone.

“Mamma, mamma” disse Anna “ Ho fatto un bellissimo sogno, ho conosciuto Verbenia”.

“Chi è Verbenia?” chiese la mamma.

” E’ una bambina marziana, sapessi com’è strana. “

La mamma la interruppe: Smettila… dormi ancora un po’, è presto per te. “

Le rimboccò le coperte e fece per darle il suo peluche ma non lo trovò.

” Dove hai messo Fufy? Non c’è fra le coperte, chissà dove I’ hai buttato.”

” Mi sa che I’ ho dimenticato su Marte, a casa di Verbenia. “

” Dormi ora.”

La mamma pensò: ” Che bambina strana, fa sogni fantasiosi, simili alle cose che dice e non li distingue dalla realtà. “

Quella sera Anna cercò la parrucca di Pippi, se la mise in testa e poi si coricò. Simone, che era sul letto a castello sopra di lei, si sporse e le disse: “Tu non sei normale. Vedrai quando ti vedranno mamma e papà così conciata. “

Subito dopo i genitori entrarono nella cameretta per dare il bacio della buona notte.

Appena la vide, la mamma disse :” Ma …Cosa fai con quella parrucca in testa?”” Devo portarla a Verbenia, gliel’ ho promesso.”” Senti Anna…Non tenere questa cosa in testa quando dormi, ti fa sudare; se proprio vuoi, tienila tra le braccia al posto di Fufy.”Quella notte Anna mise la parrucca in testa a Verbenia e risero a crepapelle. Verbenia le mostrò come funzionava il suo Masterbuk e Anna vide dei pianeti lontani, le stelle, la luna: era molto felice.
La notte successiva Anna mise in uno zainetto alcuni giochi e, dopo che mamma e papà le ebbero dato la buonanotte e furono usciti dalla camera, se lo mise sulle spalle e s’addormentò.La quarta notte portò alcuni libri e alcune sue fotografie.La quinta e ultima notte, le due bambine passarono il tempo a raccontarsi quello che avrebbero voluto fare da grandi. Verbenia diceva : ” Aprirò una fabbrica di giochi come i vostri, perché è bello divertirsi con gli altri bambini, costruirò palle, giochi in scatola, monopattini, bambole e tanti altri oggetti. “Anna invece diceva: ” Vorrei diventare una astronauta, perché voglio conoscere l’universo, visitare nuovi mondi. Potrei scoprire la vita su qualche pianeta a noi ora sconosciuto e poi chi lo sa… forse un giorno potremmo rivederci. “Quando fu l’ora di salutarsi, Anna si mise a piangere e anche Verbenia pianse al modo dei Marziani: le sudavano mani e piedi.Poi, secondo le usanze della Terra, si abbracciarono e invece, secondo quelle di Marte, si diedero dieci baci: sulla fronte, sulle mani, sul cuore e sulle guance.
La mamma di Anna non capì mai dove erano finite le cose che mancavano da casa, mentre Anna non era sicura che l’esperienza che aveva avuto fosse stata reale.
Verbenia fu finalmente felice: sapeva cosa avrebbe fatto da grande, ma nel frattempo… avrebbe ascoltato i consigli di mamma e papà che avevano dimostrato di volerle molto bene.

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