Archivi categoria: Racconto

Via San Gregorio

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L’ingresso del bar è appena al di là delle transenne, poco oltre le auto parcheggiate della polizia.

Sergio Bongiovanni si ferma perplesso davanti all’ingresso e lancia uno sguardo all’interno del locale.

Non sa se gli convenga fermarsi a far colazione come fa ogni giorno o tornare subito a casa.

Non è una mattina come le altre.  Sta anche minacciando di piovere e non ha con sé l’ombrello.

Nel bar c’è molta gente.

Decide che, non restare da solo, potrebbe servirgli ad allentare la tensione accumulata e, con piglio deciso, varca l’ingresso.

L’atmosfera accogliente lo rasserena.  I colori pastello delle pareti e la luce diffusa gli danno un immediato senso di calore: si sente in famiglia.

Gli basta fare un cenno alla cameriera perché la ragazza inizi a preparargli un caffè d’orzo molto lungo, come al solito.

– Speriamo che la polizia riesca a risolvere presto il caso. Avremo o no il diritto a stare tranquilli in questo quartiere? – dice Sergio, rivolto alla ragazza che sta porgendogli la tazzina fumante.

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Ginetta

 

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Nessuno è perfetto

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Il suono del campanello la coglie di sorpresa.

La professoressa Veronica Lucci impreca a bassa voce contro la portinaia, che non è mai al suo posto e che con la sua assenza permette ai venditori di arrivare indisturbati alla porta di casa per proporre i più inutili affari del secolo.

– Perché l’assemblea di condominio non vuole accettare di sostituire il portierato con un videocitofono? –  , mormora fra sé, irritata.

Il campanello continua a suonare insistente, a ripetizione, senza tregua, e il trillo acuto le penetra nel cervello.

Con stizza Veronica abbandona i compiti da correggere sul tavolo e si avvicina alla porta.

Aprendo, avverte un gradevole profumo di spezie e legno di sandalo.

Vede un paio di jeans di buon taglio, una t-shirt blu scura, un paio di Hogan.

Non riesce a notare altro.

Avverte un bruciore fortissimo all’altezza del cuore, poi un calore liquido le bagna la camicetta e raggiunge la gonna.

Un brivido gelido la sorprende, le toglie a poco a poco le forze, la fa scivolare a terra, come una marionetta cui stiano tagliando lentamente tutti i fili.

Cade, senza neppure accorgersi che un altro odore sta già coprendo quello di sandalo speziato.

Qualche mese prima, Veronica aveva parcheggiato in una stradina laterale e si era avviata a piedi verso l’edificio che s’intravvedeva in fondo alla via  principale sulla sua destra.  Sapeva, dove dirigersi perché aveva studiato con molta attenzione il percorso sulle mappe.

 

Ginetta

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Via San Gregorio

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san gregorio frontespizio

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“Speriamo che la polizia riesca a risolvere il caso” dice un vecchio dopo aver letto e riletto i particolari dell’efferato omicidio consumato in una delle vie più conosciute della città di Milano.

Parla a mezza voce, rivolto a un tale che siede poco discosto da lui e che, poco  prima,  gli  aveva ceduto il giornale.

“Le vittime sono tre: due uomini e una donna”  puntualizza, scorrendo veloce il quotidiano e, ogni tanto, alza lo sguardo sul suo vicino nella speranza di coinvolgerlo, ma l’uomo gli dedica un mezzo sorriso e poi velocemente esce.

“Oreste, quando imparerai a lasciare in pace gli altri? Non hai più ascendente sulla gente, ormai sei fuori dal giro”.

Con un’ alzata di spalle destinata a se stesso, Oreste inforca  il paio di occhiali che gli pendono sul petto trattenuti da una cordicella di cuoio e  riprende la lettura.  Il giorno del ritrovamento dei cadaveri, tutti i quotidiani nazionali e locali avevano dato grande spazio alla notizia. Essi riportavano descrizioni più o meno dettagliate con opinioni che variavano a secondo del giornalista. Oreste aveva ritagliato la pagina del suo  giornale preferito: per lui era  la testata  che riportava i  maggiori dettagli.

Con attenzione appoggia  sul ripiano di formica rossa del tavolino  il suo calice di bianco e cerca con la mano sinistra  nella tasca interna del cappotto nero, il foglio  che  ha  tenuto da parte.

Lo apre con cura e con il palmo della mano destra ne spiana con attenzione la superficie  e  raffronta il ritaglio del giornale con le nuove notizie.

Il giornalista descriveva la stanza dove erano stati trovati i corpi privi di vita.

Si trattava  di un soggiorno ampio, arredato con mobili costosi; al centro un tavolo rotondo e tre sedie.

Il giornalista faceva  notare che nella stanza vi erano solo tre sedie e proseguiva l’articolo sviluppando  la sua ipotesi:

-…Si presume che nella casa non vi fosse un gran via vai di persone. Chi ha ucciso  è entrato nell’appartamento,  ha disattivato il segnale d’allarme e  colto di sorpresa i presenti.  I  tre sono morti senza avere il tempo di reagire; sono stati trovati seduti attorno al tavolo con le carte da gioco intrise di sangue, massacrati dai colpi inferti. Nel posacenere di cristallo, intatto, vi erano due mozziconi di sigarette mentre il terzo era schiacciato sul pavimento.

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